Racconto Erotico - Il motivo apparente...

Pubblicato da: Satyre In: Racconti Erotici Su: Tuesday, November 8, 2016 Colpire: 2280

I racconti di Satyre - Il motivo apparente...

Mi è sempre piaciuta la vita del paese, la gente che si incontra, solitamente, inizia senza un motivo apparente ad affrontare argomenti di qualsiasi genere. Vivevo da solo e quel venerdì sera non riuscivo a prendere sonno. Il silenzio era troppo assordante e fuori faceva freddo. Ero coricato nel mio letto e le gambe si strusciavano tra le lenzuola cercando un tepore che sembrava essersi nascosto.

Decisi, allora, di rivestirmi e di scendere per strada e, in quelle vie diroccate che stranamente confluiscono tutte verso il centro, trovai Un locale ancora aperto che mi diede il benvenuto.

Ordinai subito una birra che mi venne versata con maestrai dalla cameriera di turno. La mia sciarpa nascondeva il mio viso e i mille pensieri che turbavano la mia mente. La ragazza al bancone aveva una lunga treccia bionda che gli attraversava il lato destro del collo. La sua camicia, bianca, era ormai sgualcita dalla lunga serata. Erano le 3 di notte e fuori non si vedeva più nessuno…

Come ti chiami? Mi disse, Edward, risposi, il suo sorriso era ammaliante e la sua bocca carnosa faceva da base a due occhi verdi pieni di luce. Non ci volle molto e iniziammo a parlare di come riuscii a trovare un lavoro in quello strano posto. Aspettai che il locale chiudesse e uscimmo assieme. Sentivo che quella ragazza dietro quegli strani discorsi mi chiedeva altro, vedevo in lei qualcosa di più, la ragazza iniziava a risvegliare i miei sensi, era strano, strano davvero, la desideravo come si desidera un bicchiere di acqua fresca nelle notti d’estate, quando il caldo e il sudore non ti fanno dormire.

Vedevo muovere le sue natiche come il pendolo di un orologio e ad ogni passo il mio desiderio aumentava. Arrivati sotto casa sua lei si voltò e, con un sorriso, volle ringraziarmi porgendomi le labbra. Non esitai e volli subito infilare la mia lingua nella sua bocca. Mi accolse proprio come mi aspettavo, scesi al collo e con le mani iniziai a palpare il suo culo addentrandomi fra le sue natiche. Il suo addome si spingeva verso il mio uccello che in un attimo diventò talmente duro da non trovare più posto tra le mutande.

La spinsi con forza verso il muro e, girandola, le tirai i capelli e scesi giù continuando a baciarla esplorandola, mentre, con le mani. La sua testa era appoggiata alla parete di una stradina buia e mentre la notte si faceva sempre più fredda le inizia a mordere il collo e a scendere giù fino alla cintura. Lei ansimava di piacere e ad ogni respiro sembrava implorarmi di continuare ed io non rifiutavo l’invito e affamato di desiderio… le slacciai i pantaloni che, con disinvoltura, le caddero ai piedi. Il suo culo era proprio come immaginavo, sodo e tondo, le sue mutande in pizzo mi facevano impazzire e, per questo motivo, decisi di non toglierle, le spostai delicatamente da un lato e iniziai a morderla scendendo giù fino “all’intimo”.

La trovai bagnata e calda e irrigidendo la mia lingua spingevo sempre più in fondo. Ad ogni colpo il suo corpo rispondeva con piacere, il suo petto si spingeva verso l’alto e la sua bocca si sfregava verso il muro.

La sua figa mi desiderava, desiderava ardentemente il mio cazzo oramai già duro da tempo, lo presi con impeto e scappellandolo lo infilai, senza pensarci due volte, in quella valle umida che aspettava solo di essere esplorata.

Già dal primo momento che iniziammo a parlare volevamo questo e adesso eravamo un tutt’uno. Continuai a spingere e ogni volta che lo facevo sentivo la mia cappella ingrossarsi sempre di più. Continuai a farla godere e più sentivo le sue mani stridere sul muro e più mi supplicava di spingere ancora più forte ed io, che desideravo sentirmelo dire , l’accontentavo con molto piacere.

Il mio culo si stringeva ad ogni colpo e allora decisi di girarla, gli alzai una gamba e glielo infilai con forza mentre gli leccavo un seno uscito fuori dalla camicia.

Il suo capezzolo era duro ed io lo mordevo sempre con più forza. Le baciai il collo e subito dopo salii sopra fino alla bocca che fredda aspettava la mia lingua. Quel bacio fu pieno di passione ed io non riuscivo a fermavi mentre. La stavo possedendo proprio come immaginavo, era mia e di nessun altro, la scopavo e le afferravo i capelli, il suo bacino si muoveva al ritmo della mia penetrazione, il percorso non era tortuoso, il mio cazzo entra con facilità e sentivo la mia cappella arrivargli in gola. Un suo urlo di piacere si accompagnò ad una strana e forte sensazione di calore, era il suo piacere che inondava il mio membro e lo lubrificava ancora di più. Quello strano calore aumentò il ritmo dei colpi, sentivo il suo piacere e arrivava sempre di più il mio, sentivo il suo godimento condurre il gioco e così la inondai di “piacere” che dalle labbra calde della figa iniziò a colare su tutto il mio cazzo fino a giù, fino alle mie palle, gonfie e affamate di piacere.

L’amplesso continuò per qualche secondo e, sussurandomi quanto le fosse piaciuto, la ragazza abbassò la testa e concluse un respiro sul mio collo.

Ci abbracciamo, fu un abbraccio lungo, entrambi avevamo avuto quello che più desideravamo e di corsa nel rivestirci ci mettemmo a ridere, sconvolti nell’aver deciso di fare sesso per strada, sconvolti di esserci conosciuti solo poche ore prima. Le presi la mano, gliela baciai e accompagnandola sotto il portone di casa uno sguardo di complicità e un saluto veloce ci separarono…